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Non è tifo nè schieramento di parte. E’ un titolo. Solo un titolo.Non ho nè la voglia, nè l’attitudine nè più la disponibilità d’animo per schierarmi. In più faccio un lavoro che credo ancora dovrebbe bandire glli schieramenti palesi ( lo so che non funziona così e paga sempre e subito la scelta di campo ma persevero nelle mie convinzioni ).Detto questo : il titolo nasce dopo aver ascoltato con attenzione il breve intervento che la neopresidente del Lazio ha svolto ieri ( 15 aprile ) dopo il suo insediamento in Regione.Non c’erano molti argomenti programmatici, non c’erano specifici elementi nè tantomeno dati, nè strategie di composizioni politiche. Un semplice discorso a braccio dinanzi a stampa, amici di campagna elettorale e dipendenti della Regione.Ho colto però un elemento che mi ha incuriosito e che vi riporto : un senso di schiettezza e di sincerità unito a una decisa e salda bonomia che mi ha fatto riflettere.Come mi ha fatto riflettere la commozione che sia pure per poco ha strozzato la voce del neogovernatore.Tutti in sostanza segni di umanità sia pure sotto la scorza tosta della sindacalista di destra.Non bastano per governare bene,lo so ma sono un elemento prezioso e merce ormai rara nella genia politica cui siamo abituati e che continua a perdere pezzi di elettorato e ad allontanarsi sempre più dal paese reale.Una buona dote da cui partire acquisendo con il tempo e le giuste collaborazioni il peso politico del buon governo.Ora comincia il ballo vero,lo so, le alleanze, le alchimie di gruppi, gli aggiustamenti, i compromessi e non sarà facile non cedere alle lusinghe bastarde e subdole del potere vero.Ma la partenza mi è piaciuta.Poi staremo a vedere come è giusto che sia. Renata Polverini può fare un buon lavoro.Conterà la squadra e la sua capacità di distacco.Sono anni che contano, che incidono, che incutono timore.Ci vuole competenza è ovvio ma ci vuole il senso, ormai perso dai più, del contatto vero con il mondo e gli esseri reali.Questo l’ho intravisto e per questo dico ” Vai Renata”. Noi staremo a vedere.
Appello sentito, quello che il Presidente Napolitano ha rivolto agli italiani sulla tragedia sismisca che ha colpito l’Abruzzo. Certo non pertiniano nei toni e nello spirito, ognuno ha il suo stile, ma intenso, sincero. “Fare chiarezza”, dice il Presidente, “individuare i colpevoli di gravi irresponsabilità“. Giusto.Ovvio. Necessario. Forse però fin troppo facile.Ci sarà stato certo qualche ingegnere superficiale che ha sbagliato i calcoli, qualche architetto che ha toppato sul progetto, sarà forse sbagliato il criterio merloniano delle gare al ribasso ma forse l’analisi è più semplice. Quasi disarmante. L’edilizia è il fronte di maggiore anarchia e strapoteri forti.I costruttori da anni possiedono paesi e città, fanno e disfano i piani regolatori, sostengono o demoliscono le giunte. Le gare al ribasso ci hanno messo il carico su una ricerca di profitti sempre più alti, compressione dei costi sempre più ossessiva e “storni ” dei fondi per compiacere la politica appaltatrice. Li capisco anche, Signor Presidente. Lo stato chiede prezzi bassi, la politica alza i suoi costi e le sue prebende, i profitti devono essere comunque alti , se no che costruttore sarei, da qualche parte bisogna pur risparmiare. Meglio un quintale di calcestruzzo in meno, una 626 un po’ più all’acqua di rose, una manodopera risicata e qualche tonnellata di ferro risparmiata. Tanto Signor Presidente, per quanto siamo un paese a rischo sismico diffuso, un terremoto può anche non capitare o capitare fra trent’anni. E in quel caso, come si dice a Napoli, Dio ci pensa!
Ho visto Anno Zero di ieri sera.Argomento scontato : il terremoto.Filo conduttore ormai scontato,putroppo : la demolizione di tutto e l’individuazione forzata di un colpevole.Può starci. Se cerchiamo il/i colpevoli di costruzioni moderne ma inconsistenti, di calcestruzzi allungati con l’acqua, di gare al ribasso, di sperperi dissennati, di ricostruzioni infinite da evitare.Ma andarsela a prendere con la macchina dei soccorsi che sta da giorni operando in Abruzzo mi è sembrato eccessivo, sgradevole e a volte anche disgustoso. E dire che da quella maledetta scossa del 6 aprile avevo questa volta annotato con piacere un minore tasso di “polemica politica” e di strumentalizzazione obbligata. Magari non per comprensione bipartisan di una coesione nazionale di fronte alla tragedia ma per opportunismo politico visto che la demonizzazione eretta a programma non ha negli ultimi tempi ripagato chi ne ha fatto uso programmatico. L’attacco cercato alla Protezione Civile anzi più direttamente ed unicamente al suo capo, a Guido Bertolaso, mi è sembrato inutile,sgadevole e perfino ottuso.Bertolaso è e si è confermato sul campo uno dei pochi uomini di stato capace, competente,decisionista e anche “svincolato”. Abbiamo avuto negli anni una Protezione Civile fragile, indecisa, inadeguata, politicizzata. Oggi ne abbiamo una che spesso viene addirittura emulata dagli altri paesi. E questo per merito del lavoro proprio del dott.Bertolaso e noi che facciamo? cerchiamo cavilli e pretesti per demolirlo. In un campo di migliaia di persone che non fanno altro che ripetere stima e gratitudine per la macchina dei soccorsi andiamo a cercare con il lanternino pochi sparuti episodi di apparente inefficienza. Solo perchè Bertolaso siede a fianco del premier e fa parte della sua squadra di governo. In una fase storica in cui il distacco tra politica e paese ha segnato il minimo, in cui gli uomini validi e scelti per merito si contano su una mano con chi ce la prendiamo? con uno con palle che decide, agisce e, finalmente risolve. Brutta scelta, Santoro. Un boomerang clamoroso che ritornerà, non come editto bulgaro che deprechiamo, ma come patrimonio elettorale nella prossime tornate. Con l’antiberlusconismo ossessivo e monotematico la sinistra ci ha rimesso le penne e le sue tradizioni. Non vorrei che Anno Zero ci rimettesse lo share e le “penne” dell’audience.
Parliamo stavolta, rapidamente però, di Sanremo ed in particolare di PaoloBonolis.Non è certo il problema più rilevante di questi tempi nè tantomeno un problema di romanità per cui teoricamente questo blog non dovrebbe occuparsene però merita una sterzata rispetto alla nostra consuetudine di argomenti. Anche perchè un aggancio in definitiva c’è.Bonolis è romano e per giunta ha interpretato in maniera tradizionalmente romana le sua gestione dell’ultimo Festival della Canzone Italiana.Partito tra le polemiche, solite e necessarie, sul suo compenso.ma di questo non voglio parlare. E’storia passata, velocemente e fisiologicamente.Voglio solo fare una piccola considerazione sulle solite critiche che piovono ogni anno su Sanremo e su chi ha la ventura di organizzarlo. E soffermarmi soltanto su coloro che le fanno piovere. I critici. Coloro che per mestiere cioè scrivono del lavoro degli altri e quasi sempre demolendolo.Critici che per default devono sempre trovare ciò che non va, che non funziona, devono premiare per partito preso quello che il pubblico non premia, storcere il naso dinanzi al carattere tipicamente nazionalpopolare di questa kermesse dell’italianità, invocare ogni volta chissà quale santone delle note che poi puntualmente non arriva.Stavolta gli è andata male scontrandosi con la professionalità stakanovista di Bonolis, che ha fatto del Festival un grande spettacolo capace di avvicinare fasce di pubblico geneticamente diverse e lontane, che ha sfruttato l’immensa platea anche per argomenti di riflessione, che ha invitato e gestito ospiti di peso con padronanza e determinazione, che ne ha preteso presenze forti e non limitate ad apparizioni fugaci ed inutili sul palcoscenico dell’Ariston. Bonolis ha usato grandi mezzi certo, grandi budget certo ma li ha usati bene, meglio di chiunque altro fino ad oggi e di questo gli va dato merito. Il suo Sanremo è stato un Sanremo di grande televisione, popolare si, ovvio, certo, ma grande televisione. A partire dall’impostazione scenografica e dalla disposizione intelligente del proscenio fino agli innesti tecnologici in scenografia.Bonolis è stato bravo e gli va riconosciuto. Non ho visto all’opera i soliti demolitori di mestiere perchè con i dati piovuti su Sanremo sarebbe stato peccato di apostasia ed i critici non smentiscono mai chi vince platealmente, è nella loro indole, nel loro Dna che mira alla sopravvivenza. Critici musicali che non sanno nè cantare e nè suonare, che stroncano o esaltano pellicole senza aver mai recitato neanche in parrocchia, che scrivono di cucina senza aver mai bollito neanche un uovo alla cocque. Di fronte al trionfo statistico dei dati qui hanno allora
attaccato la musica, il livello mediamente basso, la fase di degrado che vive. Questo come se Bonolis fosse anche l’autore dei testi o delle melodie. Questa è la musica italiana oggi e questa va a Sanremo. Chi vuole il jazz, la musica d’autore vada a cercarseli altrove. Sanremo è una pizzeria italiana non un ristorante da gourmet. Bonolis ha solo dato ad un pizzeria arredi e servizio da gran ristorante a molte stelle senz apretendere mai di spacciare caviale al posto di una margherita.Nel tempo della televisione senza idee che tutti i i giorni ci addormenta o ci deprime, con conduttori proporzionalmente pagati molto più di Bonolis & Co, Paolo ha fatto un lavoro egregio, da grande professionista, da maestro forse unico oggi, del mezzo televisivo.E questo volevo testimoniargli. Basta con il coro dei lamentosi per professione.Non credo che Bonolis ne abbia tenuto molto conto. Se lo avesse fatto gli direi di passare oltre e, riprendendo un avvelenatissmo Guccini gli ricorderei semplicemente che “tanto ci sarà sempre, lo sapete, un musico fallito un pio un Teorete un Bertoncelli un prete a sparare cazzate”.
Ho appena aderito via mail alla campagna lanciata da Il Tempo per far tornare il terrorista dal Brasile e indurre il governo brasiliano a fare marcia indietro sulla scellerata decisione di concedere al beffardo pluriomicida lo status di rifugiato politico.Subito dopo l’invio della mail ho fatto però questa riflessione.Sarà poi così giusto,ammesso che ci si riesca, riportare Battisti in Italia? E ho ripercorso sia pure velocemente a mia memoria l’evoluzione delle storie pubbliche e private di quasi tutti i terroristi italiani.Per ritrovermali tutti liberi,ciarlieri,impegnati,opinionisti,scrittori e qualcuno anche politico.Alla fine perciò mi chiedo : non sarà forse meglio che Battisti, che non è affatto tanto per essere chiari, nè un idealista nè un guerrigliero della libertà ma un semplice pluriomicida pure furbo, resti in Brasile con la speranza nostra che gli facciano fare un paio d’anni per falsificazione di documenti piuttosto che rientrare nell’Eldorado italiano dove,scontata una pensa residua minima, finirà pure lui a promuovere i suoi libri o a scrivere canzoni o a candidarsi in qualche tornata elettorale? Se Battisti non rientra adesso e si sottrae grazie alla compiacenza del Ministro della Giustizia brasiliano alla giusta pena in Italia almeno resterà, nella nostra coscienza nazionale collettiva, marchiato a vita ed eviteremo di certo di dargli un futuro che risulterà ancora più offensivo per la memoria delle vittime e dei loro famigliari.
Benritrovati e buon anno a tutti.Oggi riprendo con piacere a scrivere senza un argomento particolare anche se ne avevo messi da parte un po’ su cui riflettere insieme .Scrivo invece rispondendo ad alcune mail che piacevolmente mi avete indirizzato attraverso la casella info@romauno.tv. Insieme alle tante che ogni giorno arrivano a Romauno con segnalazioni, richieste, indicazioni,suggerimenti che sono preziose per il nostro lavoro quotidiano, ne ho lette alcune indirizzate proprio a Moleskine e ho deciso di condividere con voi le risposte.Ne ho scelte 3 ognuna diversa dalle altre per argomenti e stili e quindi per le persone diverse che le hanno scritte e che ringrazio.La prima mi chiede un consiglio arduo su una scelta di vita.Andrea( 30 anni ) spiega che sta accarezzando da tempo l’idea di cambiare paese, che non sente il senso del futuro, che non si ritrova in ciò che vede e prevede e mi chiede un parere.Badate bene:Andrea da quello che scrive non è un idealista anacronistico che vive sulle nuvole e rincorre un Nirvana che non c’è.Sembra piuttosto un ragazzo che lavora, attivo, volitivo e sufficientemente pragmatico.Lungi da me ogni tentazione alberoniana ma io rispondendo ad Andrea lancio questo spunto comune di riflessione.Condivido a pieno le tue considerazioni e le tue riflessioni di vita. Hai anni, forza e carattere per saltare il fosso. Se io non avessi legami troppo forti e futuri di altri a cui provvedere per almeno i prossimi ventanni avrei già fatto una scelta del genere.Questo Paese, e non mi tirate fuori il patriottismo,la cultura,la voglia di vivere e tutti i luoghi comuni che vi vengono in mente, non ha più niente da dire.Ha raggiunto il fondo e non so quando se ne tirerà fuori. E non è un problema di casta,di classe dirigente e solite colpevolizzazioni di terzi. E’ un problema di tutti.Di abitudini consolidate,di malvezzi eretti a sistemi, nel grande e nel piccolo, di quella “poltiglia individualista” di cui parlava l’Istat nella sua relazione annuale sull’Italia o meglio sugli Italiani.Del resto la nostra storia è fatta di cicli,di epoche che si esauriscono e si alternano.Io vedo oggi altre realtà, altri paesi in cui ritrovo fermento, voglia di futuro,aspettative, occasioni chances di vita.Non l’Eldorado o il Klondike di Zio Paperone ma popoli, uomini,vivi,mondi nuovi, realtà che se avessi gli anni di Andrea volerei a condividere.Perciò Andrea nel mio piccolo ti dico : buon viaggio.
La seconda mail è molto più privata,e credo parta dalla sfera dei sentimenti . Mi imbarazza anche un po’ perchè non mi riconosco nè la sensibilità di un guru nè la professionalità prezzolata di tanti pennivedoli che elargiscono consigli dalle loro rubriche patinate.Comunque la domanda è questa e viene da Maria (che non credo sia il suo nome) Oscar Wilde diceva.rinuncio a tutto tranne che alle tentazioni. Maria è ad un bivio.Vive qualcosa di intenso ma di clandestino ed ha paura di lasciarsi andare anche se prova emozioni forti. Crede che la posta in gioco sia molto alta e non vuole perdere tutto.E chiede a me ( io dico a noi tutti ) un consiglio. Io non mi sento un consulente matrimoniale nè un esperto di sentimenti ma le dico : sei proprio sicura che debba mettere a rischio ogni cosa? non puoi provare a vivere ciò che ti fa stare bene senza tante elucubrazioni mettendoci magari un po’ di testa ( intendo ragione ) e gestire ogni cosa consentendoti un assaggio di felicità? Se poi sai che per ogni cosa bella che vivi ne devi sfasciare per forza tante altre allora è più un problema tuo. Affrontalo….Comunque Oscar Wilde, che non amo particolarmente, in quello aveva ragione.Terza mail. Più diretta. Un amico che apprezza il mio blog,soprattutto quelli politici, che non ama aggiungere commenti pubblici e che mi chiede perchè non ci siano tanti post al mio blog. Non lo so.E non mi interessa più di tanto. Non scrivo per contare i commenti. Quelli che arrivano mi bastano e mi avanzano. Sono persone che partecipano, che condividono, che si scambiano pensieri .E questo è uno dei motivi che mi ha indotto al blog.Non si può fare sempre qualcosa solo per fare subito dopo la conta. La logica quantistica non appartiene a chi scrive. Come diceva Guccini ( lui parlava di canzoni però ma il paragone regge lo stesso ) : io canto quando posso e come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi.vendere o non non passa tra i miei rischi,non comprate i miei dischi e sputatemi addosso.Buon anno e beritrovati
Francesca Mambro ha ottenuto la libertà vigilata. Fino al 16 settembre 2013, giorno in cui avrà finito di scontare la sua pena potrà entrare ed uscire liberamente purchè rientri a dormire la sera a casa e non varchi il territorio di Roma. Nel ‘98 aveva già ottenuto la semilibertà e nel 2002, con la nascita della figlia,la detenzioine domiciliare speciale.Insiema al marito Giusva Fioravanti è stata una delle terroriste più spietate e razionali degli anni di piombo italiani.Condannata a sette ergastoli per numerosi omicidi,tutti di grande efferatezza, di molti reo confessa. A lei e al marito hanno anche voluto o tentato di ascrivere la strage di Bologna del 2 agosto 1980 ma i due si sono sempre dichiarati innocenti. Per questo dal mio ragionamento vorrei tenere fuori proprio Bologna che nonostante la sua disumana gravità non toglie nulla al ragionamento che condivido con voi.Capisco il significato rieducativo del carcere, capisco la ricerca della riconciliazione,capisco la valutazione del ravvedimento ma non credo si possa estenderli ad ogni fattispecie di delitti. Ci deve essere una graduatoria dei crimini le prime posizioni della quale sottraggano il condannato a qualsiasi provvedimento di favore. Se riabilitazione ci può essere in chi ha fatto della morte un mestiere sia pure avviluppato nell’ideologia, avvenga all’interno dello carcere. Occupandosi degli altri detenuti, promuovendo iniziative socializzanti ma non tornando fuori tra la gente.Per i terroristi poi questo criterio dovrebbe essere ancora più rigido. Hai scelto una guerra ( per noi assurda, inumana,sbagliata nei modi e soprattutto nei bersagli ), l’hai persa e devi accettarne le conseguenze. Senza invocare le mediazioni di legge di quello stesso stato contro il quale hai “scatenato l’inferno”. Invece no.Sono tutti fuori. Chi scrive, chi insegna, chi parla ( e sono tanti ), chi fa la tv, chi fa politica,chi difende Caino, chi scappa all’estero e si incazza e dimagrisce quando lo vanno a pescare sia pure dopo 20 anni.Senza mai un gesto una parola una dichiarazione di pietà, di povera e semplice umana pietà, verso tutti coloro che in un comitato direttivo o in una riunione di collettivo decisero gelidamente di uccidere in un giorno qualsiasi di un mese qualunque. Verso mogli, figli,madri di chi non c’è più. E non perchè se lo sia portato via un cancro, un incidente, un infarto, e ci puoi anche stare, è la vita, ma perchè un pazzo scatenato, rosso o nero che importanza ha, decise di trasformarlo nel simbolo di uno stato crudele e quindi di farlo fuori con ferocia.Non è possibile. Non è accettabile anche se drammaticamente reale.Sempre restando alla Mambro solo perchè è lei l’ultimo caso di “allucinazione della giustizia “- e badate bene non è questione ideologica o di colore politico, per me ogni terrorismo non ha colore e non faccio differenze per cui Mambro o Curcio, Moretti o Fioravanti,Faranda o Alibrandi sono tutti uguali, cosa dovremo aspettarci ancora? Nel 2013 uscirà definitivamente.E ce la ritroveremo scrittrice, poi editorialista, poi conduttrice tv e infine chiuderà la carriera alla Camera o al Senato come altri suoi “colleghi”. O avrà una cattedra ed una laurea “honoris causa”. C’est la vie! Concludo pensando a suo marito, Giusva Fioravanti, terrorista dichiarato e mai pentito, in semilibertà dal 2004 , che oggi collabora e da tempo all’Associazione Nessuno tocchi Caino.Io posso provare ad avere tutto il rispetto possibile per Caino se potessi però contrapporgli un’altra associazione altrettanto degna di rispetto ” Nessuno prenda per il culo Abele”.
Che l’Alitalia sia il caso del momento è fuori dubbio.Vendita,svendita,speculazione,fallimento. Ogni ipotesi è buona ed ogni italiano si sta facendo di suo uno scenario di possibili soluzioni.Non voglio parlare qui con voi del merito. Di colpe decennali, di sprechi,di cattive strategie, di manager colpevoli o inadatti, di clientele dilaganti, di sindacati corporativisti.Voglio solo condividere con voi una piccola considerazione controtendenza, spendendo due parole favorevoli verso chi è invece oggetto di un formidabile tiro a bersaglio mediatico. E cioè i piloti.Io non credo che il problema centrale dell’Alitalia stia tutto nella retribuzione dei piloti che credo per giunta non guadagnino cifre astronomiche in relazione al lavoro che svolgono ed al carico di responsabilità che hanno.Tirano su vere città volanti con centinaia di persone. Sono lavoratori iperqualificati che come tali vanno pagati.E’ ingiusto dal mio piccolo modo di vedere l’egualitarismo dilagante nelle nuove contrattazioni che penalizza chi per sua fortuna o merito fa un lavoro diverso da altri. La mia riflessione, che voleva essere più sintetica e poi un po’ mi ha preso la mano, o meglio la tastiera, è un’altra. Ha preso piede nell’opinione pubblica, sapientemente guidata o indirizzata da molti media, la convinzione che i piloti prendano tanti ma proprio tanti soldi e che non vogliano scendere da posizione di antico privilegio quasi di casta feudale.Tutti si lasciano andare in radio in tv al bar nei blog a commenti del genere. L’indignazione è dilagante.Eppure parliamo,ripeto, di gente altamente professionale che vola nei cieli e che porta in un anno migliaia di persone guadagnando in un mese quanto un calciatore, cioè uno che di mestiere prende a calci una sfera di cuoio, guadagna in un’oretta e mezza circa del suo lavoro. Senza contare i benefits.Ma su questo non ho mai visto indignazione. Come non vedo indignazione popolare verso quei personaggi che spacciano per artisti e che tra un’Isola e un XFactor,tra Amici e compagnia cantando tirano su su cifre che un comandante Alitalia non tirerà mai su neanche se volasse su Marte.
La fine ingloriosa della Lehman Brothers ha messo nel panico i mercati di tutto il mondo. La quarta banca d’affari del mondo che crolla travolta dai debiti è un brutto segnale per tutti.Io vorrei però andare fuori e dire ad alta voce ” Vivaddio!”.Al di là dei contraccolpi che potranno esserci va invece detto con chiarezza che stanno finalmente cominciando a saltare banche e finanziarie che per anni con trucchi hanno lucrato miliardi di dollari o di euro. Banche che nulla hanno del senso originario della finanza che voleva essere in principio l’uso intelligente delle risorse finanaziarie.Queste altisonanti Lehman Brothers e compagni non hanno fatto altro che trasformare debiti in pezzi di carta da associare ad un nuovo titolo per poi rivenderlo ad un’altra banca e così via.Un trucco, una prestidigitazione sul nulla da cui trarre utili spaventosi.Oggi che si parla tanto di liberismo, di mercato io mi auguro che questo stesso mercato ne travolga sempre di più di queste banche d’affari e lasci il campo libero ad una nuova finanza che serva sul serio a sostenere con il prestito del denaro imprese e mercato.
Oggi partiamo da un caso che all’apparenza nasce e, purtroppo, muore in una Regione lontana da noi e dalla nostra città ma che in realtà è molto più vicina di quanto possiamo pensare e sperare.L’omicidio brutale e feroce di un ragazzo di 19 anni colpevole forse di un piccolo furto in un negozio nell’area della stazione Centrale di Milano.Stiamo parlando lo avrete capito di Abdoul Guibre, italiano di seconda generazione,con qualche precedente e soprattutto, con la pelle nera come l’ebano. Rincorso e preso a sprangate all’urlo di “sporco negro”.La sua morte, più che farci riflettere, ha innescato la solita reazione strumentale della politica. Morte frutto di deriva razzista, colpa della “tolleranza zero” e del panico sicurezza che ormai si vive in tutte le nostre città.La sinistra attribuisce alla destra l’odio per il diverso. la destra lo ascrive al malessere sociale ormai radicato in tutto il paese frutto di anni di lassismo e permissivismo.Io accuso di qua io rispondo di là.Senza che nessuno cerchi di andare più a fondo.Personalmente non credo che gli italiani siano diventati di colpo razzisti ma allo stesso modo penso che stiano profondamente cambiando nell’animo e negli atteggiamenti complessivi di comportamento verso chi viene descritto come diverso da noi.L’omicidio di Abdoul non può non essere frutto di un odio razzista a cui va sommata una voglia dilagante di contrapporre ad una giustizia troppo morbida ed accomodante una “risposta”fai da tè, da sceriffi fatti in casa. C’è in tutto l’Italia, ma più di ogni parte, nel Nord del paese una deriva giustizialista da troppo tempo alimentata da chi ne ha fatto una forza elettorale e quindi un serbatoio di voti e di potere.Sto parlando della Lega che da anni ormai, in questa sua strana schizofrenia umana e politica,vive e si muove su due fronti.Quello nazionale,di governo,talk show,giornali e quello locale, di proclami,comizi,feste di piazza e ampolle di acqua padana.Mi ha deluso sentire l’ex ministro Castelli, leghista moderato quando parla in tv,esprimersi in modo borgheziano nei confronti della bandiera italiana solo perchè arringava le masse padane riunite a Venezia nel rito anacronistico del’ampolla.Quando si inneggia troppo spesso alla violenza di fronte a masse già inferocite per conto proprio non si può più pensare che quel messaggio resti nell’ambito del folklore di una festa di partito o di un ritiro sulle montagne imbandierate di verde .Appena due giorni fa Giancarlo Gentilini, che si considera e si è autonominato “primo sindaco sceriffo d’Italia”, se ne è uscito con una affermazione strabiliante ” gli immigrati vadano a pregare e a pisciare nel deserto”. Questo messaggio non è detto che non vada ad alimentare ,in chi non ha molte armi sociali e culturali con cui difendersi ,una voglia di autodifesa e di aggressione che poi sfocia nel fatto di sangue.Inneggiare ai fucili padani pronti a sparare non può essere solo uno slogan ( brutto comunque e ormai stantio ). Bisogna pensare che prima o poi qualcuno lo trasformi in realtà.Su un paese in sofferenza simili inni alla violenza ed all’intolleranza non restano più inascoltati ed inerti. Ed innescano quel famoso “clima” di intolleranza complessiva e generalizzata di cui tanto si parla ma che è indiscutibile che ci sia e che avanzi giorno dopo giorno.Siamo in un paese stretto dai conflitti sociali e dalle contrapposizioni in cui è molto più facile che un tempo assistere ad esplosioni di violenza privata verso il debole, il diverso, verso chi sta peggio di te.C’è sempre qualcuno che sta più in basso ed è con lui che finiamo per prendercela.In una scala di compensazione dell’intolleranza che ci porta a girarci alle spalle alla ricerca di un altro su cui riflettere e riversare le offese che altri fanno a noi.Le parole sono pietre amici dalle camice verdi e non potete più continuare a tirare il sasso, che ormai è un macigno, per poi affrettarvi a nascondere la mano.